Nessuno ci invita più alle feste…la sindrome ADHD (deficit di attenzione e iperattività)

FOTO ADHD

Bambini vivaci o iperattivi?

Il confine tra personalità vivace e comportamento problematico è piuttosto labile e soggetto a fraintendimenti. Il risultato è che spesso si considerano affetti da disturbo bimbi la cui natura è quella di essere semplicemente vivaci.

La vivacità è una caratteristica positiva nei bambini in quanto li rende attivi e curiosi nei confronti delle esperienze circostanti .  I bambini vivaci  sono quelli che attraversano particolari fasi del loro sviluppo con atteggiamenti di dinamismo e vivacità comuni in età infantile e indice di uno sviluppo sano, rientrando nella normale esuberanza infantile.

Tuttavia, quando  tale vivacità diventa eccessiva e si accompagna a caratteristiche quali impulsività, disattenzione e carenza nell’autocontrollo, può trattarsi di una vera e propria patologia che richiede una diagnosi specialistica e una terapia mirata.

Si parla in questo caso di bambini estremamente vivaci, che faticano a mantenere a lungo  l’attenzione su uno stesso stimolo o sentono il bisogno di muoversi continuamente che hanno delle reali difficoltà a rimanere fermi o a mantenersi lungamente concentrati con atteggiamenti che prendono il sopravvento, interferendo con il funzionamento individuale, sociale e scolastico del bambino

Quindi quando si può parlare di Adhd?

Il DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l’ADHD come  “disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività”.

Per pensare all’ADHD ci deve essere una evidente compromissione del funzionamento scolastico, sociale e lavorativo. I sintomi si devono manifestare in età prescolare e non si possono attribuire ad altri disturbi mentali.

Cosa ancora più importante devono persistere almeno 6 sintomi per minimo  sei mesi in più contesti sociali (casa,scuola,gioco) in una intensità tale da compromettere lo sviluppo del bambino e provocare disadattamento.

Per quanto riguarda i comportamenti aggressivi molti dati suggeriscono che i fattori socioculturali giochino un ruolo importante nello sviluppo del disturbo della condotta. Lo  sviluppo di tratti oppositivi e provocatori può essere corresponsabile di una serie di fallimenti in ambito scolastico e sociale infatti sono maggiormente compromesse le relazioni con i pari e con gli adulti.

Inoltre il bambino iperattivo/aggressivo attribuisce più intenzioni ostili al comportamento dei pari in situazioni ambigue e risponde più aggressivamente a comportamenti ambigui e provocatori.

I bambini con ADHD manifestano difficoltà scolastiche soprattutto nel calcolo, nel problem solving matematico e nella grafia, che mostra atipie nei caratteri ed errori ortografici. Questo succede perché tendono a liberarsi presto dal compito, a evitare la lettura di testi informativi, a non ritornare indietro per rispondere alle domande presenti nel libro, sono distratti da stimoli interferenti e non riescono a mantenere in memoria troppe informazioni. Possiedono scarse capacità meta cognitive (riflessione e consapevolezza) e non attendono che l’insegnante completi la consegna. Interrompono frequentemente e ostentano una sicurezza nella comprensione del problema che però non trova riscontro nella valutazione dell’elaborato.

Se si insegnano loro, e possibilmente anche ai genitori e agli insegnanti privati che li seguono a casa, delle strategie efficaci, questi bambini riescono comunque a ottenere buoni successi.

I disturbi emotivi che possono derivare dalla sindrome ADHD si riferiscono a disturbi d’ansia e a disturbi dell’umore,soprattutto di tipo depressivo. In entrambi i casi i sintomi del disturbo si sviluppano perché i bambini o i ragazzi vivono un senso di fallimento e di frustrazione a seguito di una serie di fallimenti in ambito sociale e scolastico. Ciò li rende insicuri rispetto alle loro capacità ed incerti sui risultati dei loro comportamenti, sviluppando così una sfiducia nella propria capacità di incidere sugli eventi, arrivando a volte ad un atteggiamento depressivo.

I problemi di autocontrollo comportamentale naturalmente si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali. La qualità delle loro relazioni non è certo adeguata, ma bisogna precisare che molto spesso i bambini con ADHD con manifestazioni di aggressività non mostrano questi comportamenti disturbanti in modo intenzionale e rimangono sinceramente sorpresi degli esiti negativi che scaturiscono le loro azioni maldestre.

Si è osservato però che, in un contesto strutturato tra compagni, dove i bambini con ADHD possono assumere un ruolo attivo e collaborante, i comportamenti cooperativi sono maggiori. Diverso è quando il loro ruolo è più passivo e non è ben definito, perché tendono maggiormente ad essere contestatori e incapaci di comunicare in modo positivo con i compagni.

Cosa può fare quindi l’insegnante per gestire al meglio il gruppo classe in un’ottica di inclusione con bambino  ADHD?

Ci sono degli strumenti funzionali per i docenti che si possono diversificare in :

OSSERVATIVI

STRATEGICI

COMUNICAZIONE SCUOLA-FAMIGLIA

 

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