L’attacco di panico: Come riconoscerlo e cosa fare.

L’ansia, insieme allo stress, è tra i disturbi psicologici più diffusi nella popolazione, tanto che in Italia il 60% delle persone fa uso di farmaci per il sistema nervoso.
In realtà, l’ansia è un evento emotivo, una condizione fisiologica durante la quale mente e corpo si preparano ad affrontare uno stimolo esterno nel miglior modo possibile. Quindi è un adattamento positivo del soggetto ad una situazione imprevista. A volte però, il livello d’ansia diviene così elevato che può limitare la capacità di agire e di pensare in modo adeguato rispetto alle situazioni, invalidando le naturali risorse a disposizione. In questo caso l’ansia diventa “disfunzionale” e si parla di disturbo d’ansia.

All’interno della macroarea dei disturbi d’ansia, troviamo il DAP – DISTURBO da ATTACCHI di PANICO.

Il DSM-IV ( manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce gli attacchi di panico come periodi delimitati a insorgenza improvvisa, di intensa apprensione, paura e terrore spesso associati a sentimenti di morte imminente, in assenza di vero pericolo. 

Un periodo preciso di paura o disagi intensi, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di dieci minuti:

  •  palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;
  •  sudorazione;
  •  tremori fini o a grandi scosse;
  •  dispnea o sensazione di soffocamento;
  •  sensazione di asfissia;
  •  de realizzazione ( sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
  •  dolore o fastidio al petto;
  •  nausea o disturbi addominali;
  •  sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
  •  paura di perdere il controllo o di impazzire;
  •  paura di morire;
  •  parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);
  •  brividi o vampate di calore.

 

Esistono tre tipi di attacchi di panico: inaspettati (non provocati), causati dalla situazione (provocati) e sensibili alla situazione.

L’attacco di panico inaspettato è definito come quello in cui il soggetto non associa l’esordio dell’attacco con un fattore scatenante situazionale interno o esterno. L’attacco quindi viene percepito come spontaneo, improvviso, “a ciel sereno”. Questo è il caso in cui l’attacco di panico può esplodere proprio nel momento in cui cala la tensione e ci si rilassa, per esempio durante il week end o in vacanza o addirittura mentre si dorme. Sembra un situazione paradossale ma succede, in particolare a quelle persone che tendono ad avere un’ attività continua, mentale, fisica e a volte anche alimentare. Questi individui sono poco inclini all’introspezione, anzi la fuggono e cercano di riempire tutti gli spazi del loro tempo per evitare momenti vuoti, proprio perché non hanno confidenza con le proprie emozioni profonde, che non sanno controllare, quindi se ne difendono riempiendosi di impegni.
L’attacco di panico causato dalla situazione è definito,invece, come quello in cui l’attacco si manifesta quasi invariabilmente, subito durante l’esposizione a uno stimolo o fattore scatenante, o nell’attesa dello stesso. E’ questo il caso, ad esempio, in cui persone con fobia sociale, pensando di parlare in pubblico, esplodono in un attacco di panico, così come i soggetti claustrofobici, chiusi in un ascensore bloccato.
L’attacco di panico sensibile alla situazione è simile all’attacco di panico causato dalla situazione, ma non è invariabilmente associato allo stimolo e non si manifesta necessariamente subito dopo l’esposizione. In questo caso il soggetto può incorrere in un attacco di panico trovandosi a rivivere una situazione di stress o ricordando un trauma subito in passato.
In ogni caso si può affermare che si è affetti da DAP se si soffre di attacchi di panico ripetuti (più di quattro) e inaspettati.
Un attacco di panico non è pericoloso, ma la sensazione di perdere completamente il controllo può essere terrificante, tanto da portare alla depressione, all’abuso di sostanze e in casi estremi al suicidio. Questo avviene perché si insinua una scissione nell’integrazione tra organi funzioni ed emozioni. In condizioni di benessere esiste una circolarità complessa tra sensazioni corporee, pensieri ed emozioni. Tale integrazione si perde durante il primo attacco di panico e porta a sensazioni di impotenza e paura di non riuscire a governare le proprie parti corporee sia a livello muscolare, respiratorio e cardiaco. Queste sensazioni innescano un circolo vizioso tale per cui la paura di avere un altro attacco fa sviluppare alle persone il cosiddetto evitamento situazionale, ossia evitare certi oggetti o situazioni che potrebbero causare l’attacco stesso. Ciò porta via via al deterioramento delle relazioni sociali e all’incapacità di affrontare il mondo esterno.

Le cause degli attacchi di panico sono molteplici. Può esservi una predisposizione genetica; possono essere dovuti da eventi particolarmente stressanti della vita, come una perdita, un cambiamento inatteso o non voluto o una separazione recente; possono anche derivare da una situazione di dipendenza da una figura genitoriale o dall’apprendimento di un comportamento imparato da un componente della famiglia.

Come uscire da questo circolo vizioso e tornare ad avere una vita normale?

E’ statisticamente provato che chi riceve un trattamento adeguato e si impegna nella cura può ritrovare l’equilibrio interiore e ritrovare il benessere.
Sono molti i trattamenti estremamente efficaci e solitamente non c’è bisogno di percorsi molto lunghi. L’assunto di base è che ogni individuo è frutto della sua storia personale che deve essere scoperta per liberare le tensioni. Sciogliere queste tensioni provoca dapprima l’emergere del dolore a lungo celato e nascosto, e una successiva sensazione di benessere dovuta al rilassamento, vissuto come piacere.
E’ attraverso la consapevolezza del condizionamento delle esperienze del passato che è possibile modificare il comportamento presente, qui ed ora. Ciò consente di valutare la realtà con le informazioni del presente e correggere le eventuali distorsioni dovute a copioni del passato.
Il percorso di sostegno psicologico non è mai deciso a priori, piuttosto si adatta alla singola persona, prendendo in considerazione le sue caratteristiche specifiche, la sua struttura caratteriale, nonché la sua storia personale.

Lucilla Dionisio

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