L’Inserimento a scuola. Come sostenere il pianto del proprio bambino e vivere la separazione in modo sereno.

Le scuole si sono riaperte e per i bambini più grandi è ricominciata la routine già conosciuta e poco traumatica mentre per i più piccini è il momento dell’inserimento al nido o alla scuola materna.

Come avete vissuto questo momento di separazione dal vostro bambino?

Ognuno di noi reagisce in modo diverso all’idea di separarsi dal proprio bambino e questo probabilmente dipende dal tipo di attaccamento che si è instaurato con i propri figli.

Riguardo a questo ci può venire in aiuto la teoria dell’attaccamento di Bowlby, il quale definisce l’attaccamento come il legame biologico ed emotivo che caratterizza le relazioni tra madre (o suo sostituto) e bambino nelle prime fasi della sua vita. L’autore lo definisce come un legame intenso ,reciproco e durevole e a scopo adattivo.

L’attaccamento viene concepito come una predisposizione dell’organismo che si esprime attraverso comportamenti di contatto fisico (aggrapparsi, seguire ….) o in segnali atti a suscitare questo contatto ( pianto, sorriso, sguardo, richiamo ….). Tali comportamenti servono a stimolare nell’adulto il desiderio di prendersi cura del piccolo e di proteggerlo dai pericoli.

Tale modalità ha consentito nel corso della storia evolutiva della specie, di proteggere i piccoli dall’attacco dei predatori.

Per definire una relazione di attaccamento ci deve essere la presenza di tre caratteristiche chiave:

– ricerca di vicinanza ad una figura preferita

– l’effetto “base sicura”

– la protesta per la separazione

Avere un attaccamento profondo ad una persona vuol dire averla presa come oggetto su cui terminano le nostre risposte istintuali.

Ogni specie dispone di particolari risposte interattive che vengono emesse al momento della nascita. Nel caso del neonato, le sue prime risposte sono il pianto, la suzione e via via, il balbettio, il sorriso, la manipolazione ecc …

Nei primi 18 mesi di vita, il bambino instaura con la persona che si prende cura di lui uno schema di comportamento che esprime il suo bisogno di attaccamento, stabilendo delle interazioni che si ripetono.

Solitamente è la madre biologica, ma può trattarsi anche di altre figure di riferimento, sia femminili che maschili. Verso i cinque mesi di vita il bambino si è costruito uno schema interno tale da privilegiare le interazioni con la madre o chi si prende cura di lui e rifiutare altre figure sostitutive.

Questo non accade quando le cure sono suddivise tra più persone e non provengono solo da una figura privilegiata, in quanto queste altre persone gli sono diventate familiari.

Secondo Bowlby il bambino, a partire dai primi mesi di vita, fino all’adolescenza, si costruisce modelli operativi del modo in cui le figure di attaccamento si potranno comportare nei suoi riguardi in ciascuna di più situazioni diverse, e su tali modelli sono basate tutte le sue aspettative, e pertanto tutti i suoi programmi per il resto della vita. Dalla struttura di questi modelli dipende la fiducia di avere facilmente disponibili le figure di attaccamento, o la paura che al momento del bisogno non lo siano.

Da questa previsione di disponibilità ( e non presenza reale) della figura di attaccamento deriverà la sensibilità dell’individuo a reagire con la paura piuttosto che con auotonomia di fronte a situazioni potenzialmente allarmanti nel corso ordinario della propria vita.

STILI DI ATTACCAMENTO:

– sicuro

– insicuro-evitante

– insicuro-ambivalente

– insicuro-disorganizzato- disorientato

Nell’attaccamento SICURO il bambino esplora un ambiente nuovo attivamente sia in presenza della madre che in sua assenza; mantiene una certa vicinanza con la madre e protesta se lei si allontana; ha fiducia in lei e se ne separa momentaneamente sapendo che non la perderà.Il bambino sicuro ha genitori sicuri (per lui), affettuosi, sensibili ai suoi segnali, disponibili e pronti a dargli protezione nel momento in cui lo richiede.

Inoltre il bambino risulta essere più empatico verso gli altri ed anche con un alto grado di fiducia nella ricerca di soluzioni anche quando, non riuscendo, chiede l’intervento dell’ adulto.

Nell’attaccamento INSICURO – EVITANTE il bambino non mostra un coinvolgimento emotivo verso la madre, ma ne è indifferente e al momento della riunione la evita. Questo dipende dal fatto che la figura che si prende cura del bambino ha un comportamento distante, evitante rispetto alle richieste del bambino, incapace di soddisfarne i bisogni emotivi, rifiutando o scoraggiando il contatto fisico quando il bambino lo richiede.

il bambino che ha instaurato questo tipo di attaccamento, nel rapporto con i coetanei adotta un comportamento ostile e distante.

Nell’attaccamento INSICURO – AMBIVALENTE il bambino sia in presenza che in assenza della madre mostra scarsa capacità di esplorazione, piange molto in sua assenza e quando lei ritorna mostra un comportamento ambivalente di ricerca di contatto e resistenza ad esso.

Le madri di questi bambini si sono mostrate nei primi tre mesi di vita imprevedibili nelle risposte, si tratta di madri che cercano di abbracciare il figlio quando non è il bambino a richiederlo. Quindi cercano di colmare un loro bisogno e non soddisfano quello del bambino quando lo richiede.

I bambini di questo tipo, mostrano minore capacità di giocare con i pari e risultano più dipendenti dagli insegnanti.

Nell’attaccamento DISORGANIZZATO – DISORIENTATO il bambino presenta una vasta gamma di comportamenti contraddittori, incerti e confusi. Ciò dipende dall’assoluta imprevedibilità e incoerenza nei messaggi inviati dai genitori, ed una conseguente incapacità a saper entrare in sintonia con le esigenze emotive del piccolo.

Come ho già detto in precedenza, un buon attaccamento favorisce l’autonomia, ossia l’elaborazione dell’equilibrio tra attaccamento e separazione.

La mancanza di autonomia, invece, determina dipendenza, ossia uno stato psicologico di passività che non facilita la costruzione dell’identità del bambino.

Il momento dell’inserimento è un momento molto particolare e delicato in cui il bambino si trova ad affrontare una situazione insolita e non familiare. Proprio per questo è importante essere coscienti del tipo di attaccamento che si è instaurato con il proprio bambino, in modo da sapere cosa aspettarsi al momento della separazione e dell’inserimento a scuola. E’ fondamentale in questa fase che il bambino, i genitori e il gruppo educativo si affidino l’uno all’altro.

Per questo motivo è importante :

– che i genitori, prima ancora del bambino, siano pronti alla separazione

– avere fiducia nel gruppo educativo

– accompagnare il bambino nel processo di inserimento per non farlo sentire abbandonato

– fare in modo che sia sempre la stessa persona ad accompagnare il bambino nel corso dell’inserimento, in modo che lui sappia cosa lo aspetta

– consentire al bambino, se ne ha bisogno, di portarsi a scuola ciò che Winnicott chiama oggetto transazionale, ossia un qualsiasi oggetto che riconosce come appartenente al suo mondo familiare e che significa “mamma”. Questo fintanto che anche la scuola non diventi un luogo sicuro e familiare per il bambino.

– Salutare sempre il bambino e promettergli che la mamma tornerà a prenderlo.

– tenere presente il tempo individuale di ogni bambino.

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