IL PIENO AI TEMPI DEL COVID 19: SATURAZIONE VS SODDISFAZIONE

In questi lunghi giorni di lockdown mi sono trovata spesso a pensare alla valenza che avrebbe potuto avere questo tempo fermo e sospeso per moltissime persone. Mi sono domandata quanto sarebbe rimasto vuoto o quanto si sarebbe riempito in modi assai diversi dalla quotidianità. Confrontandomi con i miei pazienti, l’elemento che è emerso in modo evidente, e direi anche prepotente, è stato il concetto di “pieno“. Un pieno sia in senso positivo che in senso negativo.

Quel pieno che ricorda la perfezione del cerchio di Kandinsky a cui ho preso in prestito l’immagine di un suo quadro, che rappresenta bene i contrasti e le dualità che albergano in ognuno di noi e che in questi giorni si evidenziano in modo netto, quasi matematico: pieno/vuoto; luce/ombra; vitalità/depressione; creatività/razionalità.

Come se, durante questa sospensione, alcuni avessero trovato una pienezza che andava nella direzione della soddisfazione: soddisfazione di avere il tempo per poter riallacciare delle amicizie tenute lì da parte; soddisfazione di riconoscersi un po’ cuochi e nutrire di cose buone i propri cari; soddisfazione di poter vivere appieno le relazioni familiari troppo spesso lasciate in secondo piano per il poco tempo a disposizione in una “normale quotidianità”.

Come se questa pandemia avesse permesso una depressurizzazione, una decompressione, che ha dato modo ad alcuni di sentirsi pieni nella soddisfazione di recuperare parti di sé e parti con gli altri significativi, in un tempo più umano e meno frettoloso.

Dall’altra parte, invece, molti hanno vissuto, e vivono sempre di più, questa sensazione di pieno come una costrizione, che va nella direzione della saturazione e che, come una pentola a pressione, se non trova una valvola di sfogo, rischia di esplodere e fare danni importanti.

Penso a tutte quelle famiglie che hanno degli alti livelli conflittuali, che in un ritmo veloce, tipico della vecchia quotidianità, riuscivano a trovare a stento un equilibrio e che ora, costrette in una nuova routine, con poca possibilità di trovare uno spazio proprio, rischiano seriamente di esplodere.

Allora è importante per tutte quelle persone che si sentono sature, ansiose, depresse, proprio in questo momento dove tutto è amplificato, chiedere aiuto senza vergogna, ad un amico, alla rete familiare e amicale o ad un professionista che sappia dare uno spazio di ascolto protetto, per avere un luogo dove poter mettere le proprie angosce e trasformare quella saturazione, dove possibile, in soddisfazione.