Autostima e crescita personale

Molte volte si incontrano persone di grande assertività e molto attive, che hanno rispetto e accettazione di sé, emanano grande sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. Sono le stesse persone che hanno un forte desiderio di eccellere e distinguersi dagli altri e conquistare obiettivi sempre più alti, tendendo a “giocare in attacco”. Sono le cosiddette persone di successo e il loro livello di autostima è molto alto.

Ma che succede quando,invece, l’autostima non c’è o il livello percepito è molto basso?

Le persone che hanno un basso livello di autostima tendono ad avere un comportamento passivo e sottomesso, uno spiccato senso di inferiorità accompagnato da timidezza e non accettazione di sé. La fiducia nelle loro capacità è molto scarsa ed hanno difficoltà a stabilire rapporti interpersonali, tanto da tendere ad isolarsi. Inoltre, i soggetti con bassa autostima hanno frequenti preoccupazioni ed ansie anche laddove non ce ne dovrebbero essere, e sminuiscono i giudizi positivi degli altri, attribuendogli scarso rilievo. Perciò queste persone tendono a “giocare in difesa”, tendono a pensare di non poter mai raggiungere il successo, si sentono in imbarazzo, inferiori nel confronto con le persone che riescono a realizzarsi che vedono come irraggiungibili.

In realtà tutti possono incrementare la propria autostima e realizzarsi come persone di successo e sentirsi capaci e “bravi”.

Ma che cos’è l’autostima?

L’autostima è quel processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l’autoapprovazione del proprio valore personale fondato su auto percezioni. Il nostro senso di autostima deriva da: elementi cognitivi ovvero il bagaglio di conoscenze di una persona, la conoscenza di sé e di situazioni che vengono vissute dal soggetto, incluse le descrizioni fisiche, attitudinali e di capacità; elementi affettivi che vanno ad influenzare la nostra sensibilità nel provare e ricevere sentimenti, costituiscono il senso di valore che ci attribuiamo e il grado di valutazione tramite il quale ci accettiamo; elementi sociali che condizionano l’appartenenza a qualche gruppo e la possibilità di avere un’influenza sul gruppo, di ricevere approvazione o meno dai componenti di quest’ultimo; elementi comportamentali che corrispondono alle abilità che si possiedono nel compiere le azioni, o meglio le abilità percepite (sono capace di….).

L’autostima ha la caratteristica fondamentale di essere una percezione prettamente soggettiva e, in quanto tale, non stabile nel tempo ma dinamica e mutevole. Il senso di autostima deriva principalmente dalle relazioni che ogni persona interiorizza e rielabora, sia le relazioni che vanno verso noi stessi che quelle interpersonali. Da questo deriva il fatto che le persone influenzano in continuazione il loro senso di autostima e a sua volta sono influenzate da esso.

Un ruolo fondamentale per un sano e buono sviluppo dell’autostima è quello svolto dai genitori che, soprattutto nei primi anni di vita, insieme ai fratelli e alle sorelle, fungono da specchio per l’immagine del bambino. E’ fondamentale che egli si senta un membro importante all’interno della sua famiglia, per il modo in cui lo si ascolta, gli si da importanza, chiedendogli un’opinione o il suo punto di vista. In questo modo il bambino percepisce una comunicazione fluida e profonda con i suoi genitori non solo perché lo ascoltano, ma anche perché condividono con lui le loro esperienze ed aspettative. Per sentirsi sicuro, il bambino ha bisogno di sentirsi fiero della sua famiglia.

Così come la relazione con i genitori è fondamentale, ugualmente importanti sono le relazioni sociali con i pari e con le persone che si ritengono importanti nei diversi momenti della propria vita.

Come ho già detto l’autostima non è un sentimento stabile ma è una percezione di sé molto variabile che dipende dall’interazione di diversi fattori. Ma l’elemento più importante dell’autostima non è tanto sapere se il nostro livello è alto o basso, ma conoscere il nostro grado di resistenza agli eventi della vita. In base a questo si possono distinguere quattro categorie differenti:

* STABILE E ALTA: i normali eventi della vita, così come le circostanze esterne, influenzano poco l’autostima della persona, la quale non dedica molto tempo ed energia alla promozione della propria immagine, dato che non lo ritiene necessario.

* INSTABILE E ALTA: anche se elevata, l’autostima di queste persone può vacillare con alti e bassi, soprattutto in situazioni difficili o quando entrano in competizione con qualcuno. Non sopportano le critiche, a cui reagiscono male, e il fallimento e tendono a parlare sempre dei loro successi e dei loro lati positivi.

* STABILE E BASSA: in questo caso l’autostima è poco influenzata dagli eventi esterni, sia positivi che negativi. Le persone che rientrano in questa categoria sembrano compiere pochi sforzi per la promozione della propria immagine e della propria autostima.

* INSTABILE E BASSA: l’autostima è molto influenzata dai fattori esterni tanto che le persone di questo tipo passano da fasi in cui l’autostima è molto elevata a fasi in cui è molto bassa, soprattutto di fronte alle difficoltà. La persona si sforza continuamente di dare una migliore immagine di sé.

 

Cosa fare per aumentare la propria autostima?

Una sana autostima comporta una valutazione oggettiva di se stessi, accettandosi per come si è, sia negli aspetti positivi che in quelli negati, riconoscendo le proprie potenzialità, i limiti e i punti di forza. Ci sono tanti modi per rafforzare il proprio senso di Sé, che vanno dal prefiggersi piccoli obiettivi raggiungibili fino alla consulenza psicologica. E’ importante riuscire a capire da dove deriva l’insicurezza di fondo per poter decidere il percorso da intraprendere per ritrovare se stessi.

L’esperienza insegna che, la dove l’individuo non riesce da solo a ritrovare e sviluppare le sue potenzialità, l’intervento dello psicologo è molto efficace.

Attraverso un primo colloquio l’esperto capisce che tipo di percorso può essere più funzionale per la persona che si trova in difficoltà. Molto spesso basta anche un percorso breve e ben strutturato come il coaching psicologico, che non è una terapia o una consulenza psicologica, ma un accompagnamento al raggiungimento degli obiettivi che si prefigge la persona stessa.

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